Incontinenza urinaria, i consigli del nostro urologo

L’approfondimento su aspetti legati a questa patologia con il Dr. Oreste Risi

L’incontinenza urinaria, ovvero la perdita involontaria di urina, è una problematica che interessa oggi in Italia, circa 5 milioni di persone. Si tratta di una patologia che crea disagio sociale e relazionale e le cui forme principali includono l’incontinenza da sforzo (tosse, risate, sforzi fisici) e da urgenza (bisogno improvviso). L’incontinenza urinaria è una condizione diffusa che, sebbene non esclusivamente femminile, colpisce con maggiore frequenza le donne rispetto agli uomini, con un rapporto stimato di circa 1:2,7 (3,7 milioni di donne contro 1,4 milioni di uomini in Italia). Con il Dr. Oreste Risi, urologo di Habilita Sport Medicine, abbiamo approfondito alcuni aspetti legati a questa patologia. 

I segnali più evidenti

«Oltre alla perdita involontaria di urina, i sintomi possono includere urgenza minzionale, aumento della frequenza urinaria, nicturia, sensazione di incompleto svuotamento, difficoltà nel controllo della minzione durante sforzi (tosse, cambi di posizione) e, in alcuni casi, riduzione della qualità di vita con impatto psicologico e sociale».

 Da che cosa è provocata questa problematica?

 «L’incontinenza urinaria da sforzo è causata principalmente dall’indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico e del meccanismo sfinterico uretrale, che non riescono più a sostenere la vescica e a chiudere l’uretra durante un aumento di pressione addominale. Fattori scatenanti includono tosse, starnuti, risate, sollevamento pesi o attività fisica, con perdite involontarie. Le principali cause e fattori di rischio includono, in ambito femminile,gravidanza, parti vaginali, menopausa e isterectomia; in ambito maschile interventi chirurgici alla prostata; condizioni croniche come obesità, tosse cronica (es. fumatori), stitichezza cronica che aumentano costantemente la pressione addominale; infine, il naturale indebolimento dei tessuti e dei muscoli. 

I soggetti più a rischio e i fattori di rischio

 «Le donne sono particolarmente esposte a causa di fattori anatomici (uretra più corta) e ormonali. Il rischio aumenta significativamente con la menopausa, a causa della riduzione degli estrogeni, e in seguito a parti. Per gli uomini il rischio aumenta notevolmente con l’avanzare dell’età, spesso legato a problematiche della prostata (ipertrofia prostatica benigna, cancro alla prostata) o a interventi chirurgici urologici che possono danneggiare i muscoli o i nervi vescicali. Il fattore principale è legato al sovrappeso: l’eccesso di peso aumenta la pressione sulla vescica e sui muscoli pelvici. Ci possono essere poi condizioni neurologiche: ad esempio malattie come la sclerosi multipla, il Parkinson o lesioni al midollo spinale possono interrompere i segnali nervosi tra cervello e vescica.

Altro aspetto da non sottovalutare è lo stile di vita: sono più a rischio fumatori, chi consuma molta caffeina o alcol, e chi soffre di stipsi cronica. Infine, cistiti o infezioni delle vie urinarie possono causare forme temporanee di incontinenza. Sottolineo poi che sono maggiormente a rischio i pazienti anziani, quelli con disfunzioni preoperatorie del pavimento pelvico, comorbidità neurologiche, diabete, precedente chirurgia prostatica o sintomi urinari severi pre-operatori. Anche una lunga durata dell’intervento e prostate di grandi dimensioni possono aumentare il rischio, soprattutto nella fase iniziale post-chirurgica».

Diagnosi e cura

 «La diagnosi si basa su una accurata anamnesi, valutazione dei sintomi riferiti dal paziente e utilizzo di questionari validati. È fondamentale l’esame obiettivo e, nei casi selezionati, possono essere utili diari minzionali, esame urine, ecografia dell’addome per evidenziare ritenzione urinaria, esami urodinamici che permettono di evidenziare le fughe di urina sotto tosse o da urgenza e la fase minzionale e quindi per distinguere tra incontinenza da urgenza, da sforzo o mista.

La cura dipende ovviamente dal tipo di diagnosi a cui si perviene al termine del percorso di studio, quindi dalla valutazione della gravità della situazione e delle cause scatenanti. Spesso è necessario combinare più tipi diversi di trattamento. La maggior parte dei pazienti può osservare un netto miglioramento dei propri sintomi. Le possibilità terapeutiche per l’incontinenza si possono dividere in quattro categorie: tecniche comportamentali, farmaci, trattamenti con strumentazioni e interventi chirurgici. Ovviamente si tende a consigliare per primi gli approcci meno invasivi, per cui è molto frequente iniziare sempre dalle tecniche comportamentali. In caso di fallimento si può passare ad altri tipi di terapia. Nella maggior parte dei casi l’incontinenza è transitoria e migliora progressivamente. Il trattamento prevede un approccio graduale, che include riabilitazione del pavimento pelvico, terapia comportamentale e supporto farmacologico quando indicato».

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